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BIOGRAFIA DI GIANNONI MASSIMO



OPERE UNICHE
Giannoni Massimo


Giannoni Massimo


Giannoni Massimo

Breve scheda biografica


Massimo Giannoni è un pittore toscano che vive e lavora a Firenze. Nato ad Empoli nel 1954, sin da giovane spicca per le sue innate capacità pittoriche. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove nel 1979 fu vincitore del Premio Lubiam (Mantova), assegnato al miglior studente di tutte le accademie di Belle Arti d’Italia. Vanta una lunga serie di mostre europee e fiere internazionali molto apprezzate dalla critica e dal pubblico.
L’opera di Giannoni è principalmente fondata sulla rappresentazione di luoghi di accumulo, di archiviazione, luoghi della memoria. Interni di librerie, stock exchange, piazze, bacheche di musei di scienze naturali, sono i suoi soggetti ricorrenti. La sovrabbondanza ordinata o talvolta disordinata di informazioni, sia quelle racchiuse nei libri, che quelle di dati numerici luminosi su tabelloni di borse valori, inducono lo spettatore ad un senso di vertigine. La ricerca di Giannoni si concentra sull’ambiente e non sulla natura umana, ma allo stesso tempo ci parla dell’uomo e dell’inesorabile scorrere del tempo, dove gli oggetti rimangono, al contrario degli esseri viventi. Utilizza una tecnica che evade dagli schemi contrapposti dell’astrazione e del figurativo, caratterizzata dalla stratificazione di colori a olio molto pastosi, i quali esaltano il potere espressivo dell’immagine che sembra vibrare. E’ fondamentale la distanza per la fruizione delle sue opere. La materia spessa, stesa a spatola, fa sì che i contorni si sfaldino, la figura si dissolve ed è solo ad una lunga distanza che questa si ricompone magicamente. La materia così assume una vita a sé stante, si distacca dal descrivere ed è soggetto nel soggetto.
Tra le tante importanti retrospettive allestite in spazi museali pubblici ricordiamo: nel 2005, la XIV Quadriennale di Roma, “Fuori tema/Italian feeling”, a cura di G. Agnese, L. Caramel, V. Deho, G. Di Pietrantonio, M. Tonelli, G. Verzotti al Palazzo Delle Esposizioni di Roma; nello stesso anno partecipa alla mostra “Il Paesaggio Italiano Contemporaneo”, a cura di Marco Meneguzzo, al Palazzo Ducale di Gubbio. Nel 2007 viene selezionato per l’importante retrospettiva “1968-2007, Arte Italiana”, a cura di Vittorio Sgarbi, per il Palazzo Reale di Milano. Nel 2011 è uno tra i 10 Artisti Selezionati dalla Fondazione Roma, per la “54a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia”, presso Palazzo Venezia a Roma, e nello stesso anno partecipa al festival della letteratura di Mantova, con la mostra personale “L’Aleph”, a cura di Alberto Agazzani, presso il Palazzo della Ragione di Mantova. Nel 2013, partecipa alla mostra “Mimesis”, variazioni sul libro, a cura dì Sergio Risaliti, presso la Biblioteca degli Uffizi di Firenze; sempre nello stesso anno, realizza la mostra personale “Durata dell’Immagine”, a cura di Flaminio Gualdoni presso Palazzo Giureconsulti a Milano. Nel 2015 partecipa alla collettiva “Linee di confine”, a cura di Marco di Capua presso il Museo Bilotti di Roma, e nel 2016 espone al Museo Ebraico di Bologna l’olio su tela “Muro del Pianto”, studio preliminare per lo svolgimento di un trittico di grandi dimensioni (cm 200×600), realizzato in occasione della mostra personale “Four Triptychs”, curata da Marco Tonelli, al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 2012. Nel 2019, durante i festeggiamenti per l’anniversario della Repubblica Italiana, inaugura la mostra personale “Beyond the past”, al Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra, Svizzera. Nel dicembre 2021 entra a far parte della collezione permanente “Quirinale Contemporaneo”, a cura di Renata Cristina Mazzantini, presso il Palazzo del Quirinale, Roma.
Inoltre i dipinti di Massimo Giannoni sono stati battuti in case d’aste di prestigio come la Phillips di New York.
E’ rappresentato da numerose gallerie italiane ed internazionali con le quali espone anche in fiere d’arte tra le più importanti nel mondo.
Per la critica, i quadri di Giannoni si rivelano delle “camere delle meraviglie” che si trasformano in metafore di un altro luogo, solo apparentemente deserto, con scaffali di libri che racchiudono in se tutta la conoscenza del tempo, o di borse valori che sembrano accelerarlo o frammentarlo.






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